mercoledì 6 giugno 2012

Antropologia della famiglia

La connessione fra "questione antropologica" e  "questione matrimoniale" è stata oggetto di una lunga serie di catechesi di Giovanni Paolo II  per spiegarci
  • La via fondativa : la natura della persona umana fonda il matrimonio e la famiglia
  • La via rivelativa: il matrimonio e la famiglia svelano la verità della persona
Nel Magistero di questo Papa, la famiglia è un tema centrale, presente in ogni ambito del suo insegnamento all'uomo di oggi  perché il matrimonio e la famiglia stanno nel pensiero di Dio creatore fin dal principio. Dio infatti, creando la persona umana, l'ha chiamata all'esistenza "per amore", l'ha plasmata "a sua immagine e somiglianza", maschio e femmina l'ha creata, ed ha affidato alla coppia umana il compito di vivere e trasmettere l'amore ( ...e i due saranno una sola carne, Genesi 2,24 ) di generare la vita ("siate fecondi e moltiplicatevi" Genesi 1,28)
Attraverso la lettura originaria dell'esperienza di Adamo, icona di ogni uomo, come è narrata nel nella Genesi, Giovanni Paolo II coglie  i  costitutivi della persona umana.
Nel mondo, solo l'uomo può dire "io", con una solitudine originaria, creata dalla sua soggettività   che comprende di essere essenzialmente altro dalle cose che lo circondano. Ma nello stesso tempo l'uomo  sente il bisogno originario di comunicare con gli altri con la tensione alla comunione per cui il suo "io" si trova costituzionalmente legato all'altro. Questa connessione è l'essenza e la definizione dell'amore che indica la perfetta realizzazione del rapporto fra le persone.
Giovanni Paolo II non si stancherà mai di ripetere che l'amore è "la realizzazione più completa delle possibilità dell'uomo". La persona è nella misura in cui ama per cui il mio bene è legato al bene dell'altro. Questa è la logica del dono che viene negata dall'individualismo dominante dove il rapporto è caratterizzato "dall'uso dell'altro".
Il malessere di cui soffre oggi  il matrimonio e la famiglia, secondo il Papa, dipende dal collasso della soggettività umana.
La ragione oggi nega la possibilità di costituire un autentico vincolo coniugale.
Ai  termini come "dono di sé", "paternità/maternità", " amore" si danno significati diversi, spesso contrari per sfiducia nella  capacità di conoscere queste realtà spirituali, spesso negando che questa realtà spirituale esista.  La conseguenza è che anche nell'ordinamento giuridico "matrimonio" e "famiglia" sono parole che possono ricevere qualsiasi contenuto.
Quale terapia propone Giovanni Paolo II? La riproposizione del Vangelo del matrimonio.
Gesù Cristo sa che cosa c'è nel cuore dell'uomo.
E' necessario educare i giovani introducendoli alla verità e alla bellezza di un incontro con Cristo che svela all'uomo e alla donna tutta la ricchezza della loro umanità.
Le riflessioni che seguono sono prese dalle catechesi del Papa dedicate all'antropologia e alla "teologia del corpo" con un approccio originale alla sessualità umana partendo dalla "preistoria teologica" dell'uomo, il dramma del peccato che ne aveva offuscato la bellezza e la restaurazione operata dalla redenzione di Cristo.

A colloquio con Cristo sui fondamenti della famiglia

Nel Vangelo di  San Matteo (19,3) e di San Marco (10)  troviamo il colloquio di Gesù con i farisei che gli ponevano il quesito sulla indissolubilità del matrimonio. La domanda è :" E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?"
Gesù per rispondere si richiama due volte al "principio" facendo chiaro riferimento alle parole della Genesi 1,27 e 2,24. Cristo non si limita solo alla citazione di Gn 1,27: il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse (Gn 2,24): "per questo  l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola", ma Gesù, delle parole della Genesi sottolinea  "che non sono più due, ma una carne sola. Quello che Dio ha congiunto l'uomo non separi".  Quel " non lo separi" è determinate perché Cristo enuncia il principio di unità e indissolubilità del matrimonio come contenuto stesso della parola di Dio espressa nella più antica rivelazione.
Nel primo racconto della creazione l'oggettiva definizione dell'uomo

Gn 1,26 "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse  e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate". In questo brano l'uomo è definito in modo più metafisico che fisico, nella sua dimensione dell'essere. L'entità del bene e del valore che troviamo nel ritmo di  quasi tutti i giorni della creazione raggiunge il culmine dopo la creazione dell'uomo Gn.1, 31) "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona."
Nel secondo racconto della creazione la definizione soggettiva dell'uomo
Gen 2 presenta la creazione dell'uomo specialmente nell'aspetto della sua soggettività.
E' la più antica descrizione e registrazione dell'autocomprensione dell'uomo, e insieme a Gn 3, è la prima testimonianza della coscienza umana. Le parole che direttamente descrivono l'unità e indissolubilità del matrimonio si trovano in Gn.2,18-23 [1].  Subito dopo questi versetti inizia con Gn. 3  il racconto della prima caduta collegato con l'albero della conoscenza del bene e del male.

La situazione  iniziale è  dell'innocenza originaria dell'uomo che  si trova fuori dalla conoscenza del bene e del male.
La seconda situazione è quella in cui l'uomo, dopo aver trasgredito al  comando del Creatore per suggerimento dello spirito maligno simboleggiato dal serpente, si trova dentro la conoscenza del bene e del male.
Legame tra innocenza originaria e redenzione operata da Cristo
Quando Gesù, nel rispondere al quesito dei farisei si richiama alle parole scritte nella Genesi, riferendosi al "principio" richiama  allo stato di innocenza originaria dell'uomo che non ha perduto il suo valore, anche se l'uomo ha perduto l'innocenza.
Lo stato "storico" di ogni uomo che nasce, affonda le sue radici nella propria preistoria
"teologica" che è lo stato  dell'innocenza originaria. Gia in Gn.3,15 è annunciata la vittoria su satana riportata da Gesù Cristo. La redenzione del corpo garantisce la continuità e l'unità con lo stato originario sebbene questa innocenza sia stata storicamente perduta.
La creazione come dono  fondamentale e originario

In Gn.2,25 la frase "Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie ,ma non ne provavano vergogna"indica che la situazione originaria non conosce  rottura o contrapposizione fra ciò che è spirituale e ciò che nell'uomo è determinato dal sesso: ciò che è maschile e femminile. L'originario significato della nudità corrisponde  ad  una pienezza di visione nella quale la comprensione del significato del corpo nasce dalla loro comunità-comunione sponsale. Quindi "in principio" l'uomo e la donna emergono con questa coscienza del significato del corpo maschile e femminile  in una visione unitaria della bontà della creazione divina.
La creazione, come azione di Dio, significa non solo chiamare dal  nulla l'esistenza, ma è anche donazione, una donazione dove il dono sorge dal nulla. Di conseguenza ogni uomo che nasce porta in sé il segno del dono originario e fondamentale. L'uomo è colui che , in mezzo al mondo, ha ricevuto in dono  la donna,  e viceversa.

La rivelazione e la scoperta del significato sponsale del corpo

In Gn. 2,20 l'uomo si sente solo in quanto nessuno degli altri esseri viventi sulla terra gli offre le condizioni di base che rendano possibile una condizione di dono reciproco.
L'uomo ha bisogno di esistere con qualcuno e ancora più profondamente di esistere per qualcuno.
Comunione di persone significa esistere in una relazione di reciproco dono.
Quando il primo uomo, alla vista della donna esclama: "E' carne della mia carne e osso delle mie ossa" ( Gn.2,23) afferma l'identità umana di entrambi, e sembra dire: ecco un corpo che esprime la persona, è il corpo umano nella sua verità originaria di mascolinità e femminilità che manifesta la reciprocità e la comunione delle persone. La mascolinità - femminilità, cioè il sesso, è il segno originario di una presa di coscienza da parte dell'uomo di una donazione creatrice.
Gn 2,24 parla della finalizzazione della mascolinità e femminilità dell'uomo nella vita dei coniugi-genitori. Unendosi fra loro così strettamente da diventare "una sola carne", sottopongono la loro umanità alla procreazione di cui parla Gn 1,28. L'uomo prende coscienza della finalità della mascolinità e della femminilità, cioè della propria sessualità. Nello stesso tempo la nudità originaria, reciproca e non gravata di vergogna, esprime che l'uomo è libero dalla costrizione del proprio corpo e del proprio sesso.
L'uomo-persona diventa dono nella libertà dell'amore

Alla radice della nudità c'è il dono disinteressato di se stessi,  nell'incontro originario l'uomo accoglie interiormente la donna "per se stessa" come è stata voluta dal Creatore, come è stata costituita ad  immagine di Dio e la donna accoglie l'uomo "per se stesso" come è stato voluto dal Creatore, come è stato costituito ad immagine di Dio. In questo consiste la rivelazione sponsale del corpo. Il corpo umano, orientato interiormente dal dono sincero della persona, rivela non soltanto la mascolinità e la femminilità, ma anche un valore ed una bellezza tali da superare la semplice dimensione della sessualità.
                                                                                             


[1] Gn 2,18-23 :" Poi il Signore Dio disse" Non è bene che l'uomo sia solo:gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una costola e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: " Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta".Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno ua sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
Posta un commento